What are bonds?

Long before the stocks or shares were in circulation, the only method that companies had to raise capital was the use of debt. Through debt the companies collected money with the promise to return it entirely, together with the payment of interest.

Bonds have existed since medieval times - in actual fact, various kings from differenet eras used this type of financing to finance wars, with which they would expand their territory.

Even today, governments are raising finances by issuing bonds (also called government bonds), but the largest market of this type of financial instrument is represented by the bond issues of private companies (Corporate bonds).

Bonds are a very different instrument than shares, in fact those who invest in a bond are creditor of the company, and receive an interest on the loaned capital, as well as the entire capital at the expiry of the obligation itself. Creditors are given priority over shareholders in the event of bankruptcy of the company, which makes the bond investment less risky than an equity investment.

https://www.youtube.com/watch?v=O2IiwstF_UE&feature=youtu.be

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Ovviamente un investitore non presterebbe mai i suoi soldi senza aver e una remunerazione, in quanto c’è un costo-opportunità intrinseco in ogni investimento, rappresentato dalla perdita della possibilità di utilizzare gli stessi soldi, per un altro investimento. Chi emette il bond deve pagare un rendimento extra all’azionista, per il privilegio di poter utilizzare il suo denaro.

Questo “extra” viene dato sotto forma di interessi pagati, che saranno pagati a date prestabilite e programmate.

Il prezzo, la scadenza e il “coupon” di una obbligazione

La data in cui chi emette l’obbligazione deve rimborsare il capitale prestato, viene detta “data di scadenza” (maturity date in inglese), mentre il tasso di interesse che viene pagato dall’obbligazione viene chiamato “rendimento” (yeld) oppure “coupon”. Il termine “coupon”, ovvero “buono”, deriva dal fatto che, quando le obbligazioni erano cartacee, erano presenti sul documento dei veri e propri “buoni” che, una volta staccati, servivano per incassare gli interessi.

Le obbligazioni vengono definite investimenti a tasso fisso, in quanto chi presta il denaro conosce in anticipo quanto incasserà di rendimento, oltre che la cifra che riceverà se tale obbligazione sarà mantenuta fino a scadenza. Per esempio, se investiamo in una obbligazione la cifra di 1000 euro, con un “coupon” del 5%, pagato annualmente e una data di scadenza (maturity) a 10 anni, sapremo che riceveremo interessi di 50 euro annualmente (1000 € X 0.05) per i prossimi 10 anni (oppure 25 euro ogni sei mesi, visto che molte obbligazioni pagano semestralmente). Dopo 10 anni, alla scadenza, ci verranno restituiti i 1000 euro investiti.

L’obbligazione dell’esempio è stata emessa ad un tasso fisso, ma spesso le obbligazioni vengono emesse a “tasso variabile”.

Gli interessi variabili vengono, in genere, calcolati come differenza (spread) prestabilita su un tasso di riferimento (benchmark rate), come per esempio il “Fed Funds Rate” o il tasso “LIBOR” e vengono ricalcolati ad ogni data di pagamento.

Differenza tra obbligazioni ed azioni

La distinzione chiave tra obbligazioni e azioni è che le obbligazioni rappresentano un debito, al contrario delle azioni, che rappresentano la possibilità di ricevere i futuri profitti e di beneficiare del futuro valore dell’azienda, che nel caso di un’azienda sana ed in crescita, possono aumentare esponenzialmente. Allo stesso modo il valore di una azione può’ crollare a zero, in caso di bancarotta dell’azienda.

Le obbligazioni, d’altro canto, pagano solamente un interesse prestabilito ed il loro prezzo è vincolato ai tassi di interesse, più che alla profittabilità dell’azienda. In caso di bancarotta, chi detiene obbligazioni deve essere rimborsato per intero, prima che a qualsiasi azionista venga pagato qualcosa.

Il pregio delle obbligazioni è che sono quindi meno rischiose rispetto alle azioni, ma non offrono lo stesso potenziale di guadagno delle azioni.

L’utilizzo delle obbligazioni nella composizione di un portfolio

La componente obbligazionaria, all’interno di un portfolio di investimenti, rappresenta generalmente la parte più conservativa dello stesso, proprio perché le obbligazioni vengono percepite, per i motivi visti prima, in maniera meno rischiosa rispetto alle azioni.

Ad un rischio maggiore, corrisponde però un ritorno maggiore; Se un obbligazionista può solamente ricevere una certa percentuale sul proprio capitale investito, dettata dal tasso di interesse dell’obbligazione stessa, un azionista può beneficiare di ritorni maggiori (teoricamente infinitamente maggiori) dovuti ad un incremento degli utili.

Storicamente le azioni hanno reso introno all’8/10%, contro un 5/7% delle obbligazioni. Per decidere quale percentuale di obbligazioni e quali di azioni avere in portfolio, puoi leggere questa sezione.

Caratteristiche delle obbligazioni

Il valore nominale di una obbligazione

Il valore nominale di una obbligazione è l’importo che l’investitore riceverà alla scadenza, che non va confuso con il prezzo della obbligazione. Il valore nominale è sempre un valore fisso, mentre il prezzo dell’obbligazione varia nel tempo. Quando il prezzo di una obbligazione è inferiore al valore nominale, si dice che viene scambiata “a sconto”, al contrario quando il prezzo è superiore si dice che l’obbligazione è “a premio”.

La cedola o rendimento

La cedola o il rendimento di un titolo è il tasso di interesse che l'emittente accetta di pagare i propri titolari di obbligazioni.

Alcune obbligazioni, chiamate “zero coupon”, non pagano nessun rendimento, ma vengono messe sul mercato a “sconto” per poi essere rimborsate in pieno alla scadenza.

La cedola viene espressa come una percentuale del valore nominale, quindi una cedola del 10%, su una obbligazione di 1000 euro, implica un pagamento annuale di 100 euro di interessi. Se tale rendimento rimane lo stesso per tutta la vita dell’obbligazione, si parla di “tasso fisso”, mentre se questo rendimento varia nel tempo, si parla di “tasso variabile”.

Gli interessi variabili vengono, in genere, calcolati come differenza (spread) prestabilita su un tasso di riferimento (benchmark rate), come per esempio il “Fed Funds Rate” o il tasso “LIBOR” e vengono ricalcolati ad ogni data di pagamento.

La cedola (o rendimento) dell’obbligazione è determinata da una serie di fattori come:
• I tassi di interesse del momento (che vengono decisi dalle banche centrali)
• Le aspettative sull’inflazione
• Le probabilità di essere rimborsati o meno a scadenza.

Più è alto il rischio di non essere rimborsati, più alto sarà il rendimento dell’obbligazione.

Una obbligazione con una scadenza più vicina è più prevedibile rispetto ad una obbligazione con scadenza più lontana, questo è il motivo per cui obbligazioni con scadenze lontane restituiscono cedole mediamente più alte.

Una obbligazione emessa da una azienda o uno stato in difficoltà, restituisce un rendimento più alto rispetto ad una obbligazione emessa da uno stato o un’azienda solida.

Questo è il motivo per cui, generalmente, le aziende a grande capitalizzazione, le così dette blue chips, restituiscono rendimenti mediamente inferiore rispetto ad aziende più piccole, con una storia più breve.

La scadenza (maturity) di una obbligazione

La data di scadenza (maturity in inglese) è la data in cui l’emittente deve restituire il denaro all’investitore. Le scadenze sono generalmente comprese in un periodo che varia dall’anno ai 5 anni, anche se esistono obbligazioni con scadenze piu’ lunghe, come a 10 anni, 30 anni.

In alcuni casi le aziende emettono le così dette” obbligazioni centenarie” (in inglese “century bonds”), con scadenza a 100 anni.

Più è lontana la scadenza dell’obbligazioni, maggiori saranno le possibilità che l’emittente fallirà ripagare il debito, motivo per il quale il rendimento dell’obbligazione stessa sarà magigore.

L’emittente di una obbligazione

L’emittente (issuer in inglese) di una obbligazione è l’entità che la emette, ovvero la propone sul mercato, al fine di raccogliere capitali.

Il tipo di emittente e la qualità dell’emittente sono caratteristiche importanti di una obbligazione, infatti la stabilità e la solidità dell’emittente è la maggior garanzia, per un investitore, di rivedere il proprio investimento.

Per esempio, il governo americano è piu’ solido e sicuro di qualsiasi compagnia privata, dato che il suo rischio di fallimento (e quindi il rischio che non ripaghi il debito) è estremamente contenuto.

Tale rischio è così contenuto che, spesso, le obbligazioni emesse dagli stati uniti d’america sono considerate “risk-free-assets” ovvero prodotti finanziari a zero rischio.

Il motivo di questa considerazione è dovuto al fatto che uno stato sarà sempre in grado di avere ricavi nel futuro, per pagare i suoi debiti, attraverso la tassazione. Al contrario, una azienda privata, dovrà continuare a produrre profitti, che sono molto lontani dall’essere garantiti.

Questo è il motivo per cui, mediamente, le obbligazioni aziendali (corporate bonds) devono restituire un rendimento maggiore, al fine di “pagare” questo rischio all’investitore.

Questo è il concetto di rischio/rendimento in azione, chiamato anche “differenza di rendimento” (yeld spread in inglese) tra le obbligazioni “corporate” (aziendali) e “government” (statali).

Al fine di aiutare gli investitori a valutare il rischio solvibilità di un emittente, esiste un sistema standardizzato, basato sulle valutazioni delle cosi dette “agenzie di rating” (credit rating agencies).

Più una azienda è grande (come per esempio le blue chips) e solida finanziariamente, più vengono considerate sicure e, di conseguenza, avranno un rating più alto.

La tabella qui di seguito mostra le diverse scale di rating adottate dalle principali agenzie ovvero Moody's, Standard and Poor's and Fitch Ratings.

Obbligazioni

Se il rating di una azienda o di uno stato scende sotto determinati livelli di rating, il suo livello (grade) cambia da “investment grade” a “junk” ovvero “spazzatura”.

I “junk bonds”, ovvero i titoli spazzatura, hanno rendimenti molto alti in quanto sono emessi da realtà fortemente in difficoltà; Queste devono offrire rendimenti altissimi, a fronte di un rischio molto elevato, al fine di raccogliere capitali.

Questo è il motivo per cui non tutte le obbligazioni sono più sicure delle azioni. Alcune obbligazioni possono essere di gran lunga più rischiose rispetto a certe azioni.

Da cosa è influenzato il prezzo di una obbligazione

Il prezzo di una obbligazione varia tutti i giorni, esattamente come ogni altro strumento quotato. Sono la domanda e l’offerta a determinarne il prezzo.
C’è una logica però, dietro il meccanismo che determina il prezzo di una obbligazione.


Fino ad adesso abbiamo parlato di obbligazioni, facendo finta che queste venissero mantenute fino alla scadenza dall’investitore. È sicuramente vero che, se mantenute fino a scadenza, le obbligazioni danno diritto al rimborso dell’intero capitale investito, ma non per forza dobbiamo mantenere fino a scadenza una obbligazione in portfolio.

In ogni momento, infatti, il possessore di una obbligazione può vendere l’obbligazione stessa sul mercato.

Il prezzo di una obbligazione cambia in risposta ai cambiamenti nei tassi di interesse.

Se, per esempio, un investitore investe 1000 euro in una obbligazione con rendimento 10% l’anno, l’emittente pagherà 100 euro l’anno di interessi.

Se, nello stesso momento, sul mercato è presente una obbligazione governativa, il cui rendimento è variabile e legato all’andamento dei tassi di interesse, se questa obbligazione rendesse comunque il 10%, l’investitore potrebbe scegliere di investire su una o l’altra, senza grande differenza.

Facciamo finta che le condizioni economiche cambino in peggio e che, di conseguenza, il tasso di interesse dell’obbligazione a rendimento variabile cali al 5% (dal 10% che era prima), ora l’investitore, se avesse scelto questa obbligazione, vedrebbe il suo rendimento calare da 100 euro a 50 euro l’anno.

Questo rende l’obbligazione societaria molto più attrattiva, cosa che fa scattare delle vendite nel bond governativo, il cui prezzo calerà fino ad un livello tale da pareggiare il livello precedente di tasso di interesse. In questo caso l’obbligazione verrà scambiata a 2000 euro, cosi’ che il rendimento di 100 euro rappresenti un 5%, appunto.

Al contrario, se i tassi di interesse dovessero salire al 15%, lo stesso investitore potrebbe generare 150 euro dall’obbligazione governativa, cosa che renderebbe l’obbligazione corporate meno attrattiva. Questo causerebbe delle vendite su quest’ultimo, il cui prezzo andrà ad adeguarsi ad un prezzo che equivalga al nuovo rendimento che, in questo caso, sarebbe di 666.67 euro.

Questo è il motivo per cui il prezzo delle obbligazioni cala con l’innalzarsi dei tassi di interesse

Se, per esempio, il prezzo di una obbligazione con rendimento 10% scende da 100 euro ad 800 euro, ecco che il rendimento sale al 12.5%. Questo succede perché si stanno ottenendo gli stessi 100 euro di rendimento, da un asset che ne vale 800 (100/800 = 0,125, ovvero 12,5%). Al contrario, se il prezzo dell’obbligazione dovesse salire a 1200 euro, il rendimento calerebbe a 8.33% (100/1200= 0,083 ovvero 8,3%).

Il rendimento alla scadenza o yeld to maturity

Il “rendimento alla scadenza” (yeld to maturity in inglese, o YTM) è un altro modo di considerare il prezzo di una obbligazione, che ci dice quanto è il rendimento totale, qualora dovessimo mantenere l’obbligazione fino alla scadenza.

Il rendimento alla scadenza è il rendimento di lungo termine, espresso in maniera annualizzata, ovvero il tasso di rendimento interno (interna rate of return) di un investimento in obbligazioni, qualora tale obbligazione dovesse essere mantenuta fino a scadenza e se tutte le cedole venissero pagate.

Il calcolo dell’YTM è abbastanza complesso, ma il risultato ci dà un’idea molto veloce riguardo all’attrattività di tale obbligazione, rendendo obbligazioni tra loro diverse, paragonabili.

Ecco la formula per calcolare la Yeld to maturity di una obbligazione:

Obbligazioni - Formula YTM


La duration di una obbligazione

È possibile misurare i cambiamenti di prezzo delle obbligazioni, relative ad un cambiamento nei tassi di interesse con il parametro detto “duration”.
La duration è espressa in unità di numero di anni, in quanto inizialmente, questo parametro, faceva riferimento alle obbligazioni “zero coupon”.

Per scopi pratici la duration rappresenta il cambiamento di prezzo di una obbligazione, data la variazione dell’1% nei tassi di interesse, e viene calcolata al fine di determinare la sensibilità del prezzo di una singola obbligazione, piuttosto che di un portfolio di obbligazioni, al cambiamento dei tassi di interesse.
In generale, obbligazioni con una scadenza lunga, ed anche obbligazioni con basse cedole, hanno una maggiore sensibilità ai cambiamenti di tasso di interesse.

La duration non è un metodo di valutazione lineare, il che significa che al variare sia dei prezzi che dei tassi di interesse, la duration cambia.
Questa relazione viene misurata dalla “convexity”.